Nel 1966 il più grande pugile della storia, Cassius Clay, all’epoca già Muhammad Ali in seguito la conversione alla religione islamica, fu chiamato alle armi dopo essere stato riformato quattro anni prima.

Affermando di essere un “ministro della religione islamica” si definì obiettore di coscienza e rifiutò di partire per il Vietnam. Celebri furono le sue dichiarazioni alla stampa per giustificare la propria decisione: « Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato "negro"  ». Il 20 giugno del 1967 venne riconosciuto colpevole di aver violato le leggi che obbligano alla leva militare e fu condannato da una giuria di soli bianchi a 5 anni di reclusione. Furono quelli gli anni più bui per l’otto volte campione del mondo Ali, che dopo il ritiro venne continuamente attaccato per il suo impegno nelle lotte condotte da Martin Luther King e Malcom X. Assolto per irregolarità nelle indagini, nel 1971 tornò però a combattere e nel 1974 divenne nuovamente campione del mondo mettendo a tappeto George Foreman, in un incontro passato alla storia come uno dei più grandi eventi sportivi di sempre. Con il suo stile inimitabile Ali ha ottenuto 56 vittorie su 61 incontri, di cui 37 su KO. Nel 1984 gli fu diagnosticato il morbo di Parkinson, ma la sua lotta in difesa dei diritti civili continua tuttora ed è considerato da sempre un simbolo per la popolazione di colore americana.