Primo Carnera morì il 29 giugno 1967 a causa della cirrosi epatica. Fu campione del mondo dei pesi massimi all'epoca del fascismo

 

Ripercorrere la carriera di Primo Carnera è un compito affascinante ma reso arduo dalle innumerevoli leggende sulla sua persona, create dai giornalisti d’allora ed incentivate anche dal regime fascista in auge in Italia all’epoca delle gesta sportive del primo italiano Campione del Mondo nella boxe.

 

Fumetti, cinema, televisione e riviste di tutto il mondo raccontarono la sua vita straordinaria trasformandolo in un mito internazionale, la cui figura rimarrà per sempre impressa nelle menti del popolo.

 

Carnera, il primo pugile italiano campione del mondo: l'infanzia e gli esordi nella boxe

 

Primo Carnera nasce il 25 ottobre del 1906 a Sequals, un paesino del Friuli, attualmente in provincia di Pordenone.

 

Suo padre Isidoro non riuscì ad essere presente al momento della nascita, dato che era emigrato in Germania per lavorare come mosaicista, nella speranza di poter far uscire dalla povertà la propria famiglia. Esistono leggende metropolitane che affermano che Primo Carnera alla nascita pesasse già 8 od addirittura 10 chili.

 

La cosa certa è che fin da bambino la sua corporatura era decisamente più imponente rispetto ai suoi coetanei, e già a 12 anni aveva la stazza di un adulto (all’epoca la statura media in Italia si aggirava sui 165cm).

 

Nel 1915 il padre fu chiamato alle armi per la Prima Guerra Mondiale e dovette rinunciare al suo lavoro, impoverendo ulteriormente la situazione economica della famiglia, sicché Primo, all’età di 9 anni, abbandonò la scuola e cominciò mendicare insieme ai suoi fratelli.

 

Ancora ragazzo incontrò un soldato austriaco morto che gli causò un gran spavento, ripresosi dal quale si rese conto che il cadavere aveva i suoi stessi piedi enormi e decise di prendersi le scarpe (fino a quel momento andava in giro scalzo, non trovando calzature della sua misura).

 

Appena adolescente emigrò in Francia per lavorare come carpentiere presso uno zio. Questi, impressionato dall’incredibile stazza del nipote, cercò di inserirlo nel mondo della boxe, organizzandogli un incontro che però ebbe esito negativo.

 

Tempo dopo, era il 1925, fu il direttore di un circo a notarlo ed assumerlo per utilizzarlo nei suoi spettacoli, facendolo lavorare come lottatore. divenne così un fenomeno da baraccone e fu messa anche una ricompensa per chi fosse riuscito a sconfiggerlo. Arrivò a cimentarsi fino a 20 combattimenti giornalieri, vincendoli tutti.

 

I giornali locali cominciarono a parlare di un gigante imbattibile, facendo accrescere la popolarità del circo, e di conseguenza pure il salario del giovane friulano. Spinto dalla curiosità, anche l’ex campione francese dei pesi massimi, Paul Journée, volle assistere ad uno dei suoi spettacoli.

 

Paul rimase così ben impressionato che convinse Carnera a lasciare il circo per dedicarsi all’apprendimento dell’arte della boxe.

 

Il giovane friulano si dimostrò molto volenteroso e riuscì ad acquisire una buona tecnica pugilistica tale da permettergli sfruttare i vantaggi della sua incredibile mole. Venne così notato dal manager Léon See, un uomo spregiudicato, che riconobbe in Carnera la sua gallina dalle uova d’oro.

 

Una volta constatati i progressi, il 12 settembre 1928 venne lanciato nel suo primo combattimento ufficiale, a Parigi, contro il francese Leon Sebilo, vincendo per K.O. tecnico alla seconda ripresa. Vinse anche i successivi 2 incontri disputati a Parigi, contro il francese Joe Thomas e contro l’italiano Salvatore Ruggirello.

 

Il suo primo combattimento in Italia è datato 25 novembre 1928, quando, al Palazzetto dello Sport di Milano sconfisse ai punti il brasiliano Epifanio Islas.

In quell'occasione il gigante friulano venne ampiamente criticato dai giornalisti italiani, che sostenevano l’incontro fosse truccato e coniarono per Carnera la definizione “torre di gorgonzola”, convinti che il giovane pugile non potesse ambire a grandi traguardi.

 

In effetti il manager Léon See si era spesso accordato con l’angolo degli avversari, ma sempre a insaputa del suo assistito, e non è ad oggi possibile sapere quali fossero gli incontri truccati e quali quelli puliti.

 

In ogni caso, dopo aver disputato 18 combattimenti, vincendone 16 (di cui 14 prima del limite) e perdendone 2, entrambi per squalifica, il 31 dicembre 1929 Carnera sbarcò negli USA.

 

 

Carnera, il primo pugile italiano campione del mondo: la scalata al titolo

 

Sono gli anni del proibizionismo, della crisi economica e della mafia italo-americana. Quest'ultima, insieme a Léon See ed al nuovo manager Bill Duffy,  organizzano gli incontri di Carnera, occultando il modo in cui gestiscono i suoi match; vince i primi 17 incontri prima del limite, molti dei quali entro le prime 2 riprese.

 

Alcuni match rasentarono il ridicolo, come quello del 24 gennaio 1930 contro Big Boy Peterson, che andò al tappeto dopo aver ricevuto il primo pugno, ed altre 3 volte nel resto del round, prima di essere dichiarato fuori combattimento.

 

Al diciottesimo incontro negli Stati Uniti Carnera affrontò l’esperto George Godfrey (inserito tra i più grandi pugili di tutti i tempi dalla “International Boxing Hall of Fame”) che lo atterrò alla quinta ripresa, ma venne squalificato per aver colpito l’italiano sotto la cintura. Posteriormente lo sconfitto fece alcune dichiarazioni che destarono parecchi sospetti sulla regolarità del combattimento.

 

Successivamente il gigante di Sequals vinse altri 5 match prima del limite, interrompendo la striscia con la sconfitta ai punti contro Jim Maloney, il 7 ottobre 1930. In seguito tornò in Europa, a Barcellona, dove il 30 novembre affrontò il basco Paulino Uzcudun (da molti definito come il più forte pugile spagnolo di tutti i tempi) contro il quale vinse ai punti un match davvero complicato di fronte ad un pubblico (circa 80mila spettatori) tutto a favore dell’avversario e nonostante avesse dovuto usare dei guantoni troppo piccoli per le sue manone.   

           

La vittoria contro il basco sarà anche lo spartiacque nella sua relazione con l’opinione pubblica. Fino a quel momento la stampa italiana era stata piuttosto fredda nei confronti del gigante friulano: i giornalisti ritenevano che Carnera fosse solamente dotato di un buon pugno, ma che fosse totalmente privo di tecnica e di coraggio (anche in virtù dei continui sospetti di combine nei suoi incontri).

 

Tuttavia, il durissimo match contro Uzcudun, dai più considerato favorito, fece cambiare l’atteggiamento della, che da quel momento cominciò ad entusiasmarsi per lui, esaltando le sue gesta e facendo sì che il Partito Fascista lo scegliesse come simbolo dell’Italia vincente nel mondo. Il crescente entusiasmo nei confronti del gigante di Sequals fece sì che si esagerassero oltremodo sia le gesta sportive, sia le sue caratteristiche.

 

Una di queste esagerazioni riguardava proprio la sua gigantesca statura; I dati ufficiali forniti dal Boxing’s Official Record Keeper indicano per Primo Carnera una statura di 197cm, eppure, spesso si è detto che misurasse 202 cm, od addirittura 205.

 

Comunque sia, soprattutto per l’epoca, si trattava di misure ben al di sopra della media, soprattutto per quanto riguardava la sua apertura di braccia, che era di 216cm, caratteristica che lo aiutò non poco nei suoi incontri.

 

Poco tempo dopo il combattimento con Uzcudun, al Royal Albert Hall di Kensington (Londra), vinse per K.O. contro l’inglese Reggie Meen. Era l’ultimo combattimento dell’anno 1930, che chiuse con un bilancio di 25 vittorie ed una sconfitta.

 

Dopo la breve parentesi europea Carnera tornò negli States dove il 5 marzo 1931 s’impose ai punti nella rivincita contro Jim Maloney, e successivamente vinse altri 6 combattimenti prima del limite, ottenendo il diritto alla più importante sfida della sua carriera, fino a quel momento.

 

Il 12 ottobre 1931 affrontò Jack Sharkey in un match che avrebbe designato lo sfidante di Max Schmeling per il titolo mondiale. Il pugile italiano subì l’iniziativa dell’avversario per tutto l’incontro, finendo anche al tappeto all’ottava ripresa, ma riuscì ad arrivare fino al quindicesimo round, perdendo ai punti. Gli ultimi 2 incontri del 1931 li disputò il mese successivo, vincendo ai punti contro King Levinsky e per K.O. contro l’italo-argentino Victorio Campolo, prima di far ritorno in Europa.

 

Nei primi 5 mesi del 1932 Carnera restò nel Vecchio Continente, cimentandosi in 8 combattimenti, vincendone 7 e perdendo l’ultimo, contro Larry Gains, il 30 maggio a Londra. Proprio all’indomani della sconfitta patita scoprì che il suo manager Léon See lo aveva ingannato, portandosi via la maggior parte dei soldi guadagnati negli incontri, e che collaborava con la mafia.  

 

Fu così che tornò in Italia ed entrò nel team di Luigi Soresi, meno esperto del manager precedente, ma altrettanto scaltro. Convinto da Soresi, Primo Carnera tornò negli States ed affrontò una serie di combattimenti che lo avvicinarono alla sfida per il titolo mondiale. Il gigante di Sequals chiuse il 1932 con un bilancio di 23 vittorie e 2 sconfitte (contro il già citato Gains ed una contestatissima sconfitta ai punti patita da Stanley Poreda).

 

Con questi risultati, e grazie all’operato del manager Soresi, Carnera divenne lo sfidante ufficiale di Jack Sharkey, contro il quale aveva perso nell’ottobre del 1931, e che nel frattempo era diventato Campione del Mondo grazie alla vittoria contro il tedesco Schmeling ottenuta nel giugno del 1932.

 

Come condizione per essere accettato come sfidante, il pugile italiano dovette previamente affrontare Ernie Schaaf, del quale Sharkey era procuratore. Schaaf, mesi prima, aveva subito una pesantissima sconfitta contro Max Baer, in un incontro durante il quale era stato sommerso da colpi devastanti che gli aveva già causato danni irreversibili al cervello, all’insaputa di tutti.

 

Il 10 febbraio 1933 Carnera affrontò Schaaf, mettendolo K.O al 13º round. L’avversario perse conoscenza e 4 giorni dopo morì per emorragia cerebrale. Afflitto dai rimorsi, Carnera, che era a tutti conosciuto per la sua bontà e gran gentilezza d’animo (nei primi combattimenti della sua carriera spesso si scusava a fine incontro per i colpi dati), decise di ritirarsi dalla boxe.

 

Fu proprio la madre di Schaaf, oltre che l’aiuto dei suoi amici principali, a convincerlo a rimettere i guantoni. Così, 2 mesi dopo, riprese ad allenarsi ed il 29 giugno 1933 si trovò al Madison Square Garden di New York, di fronte a 40mila spettatori, per sfidare Jack Sharkey per il titolo mondiale. Carnera, forte della sua stazza superiore (14cm e 27kg in più) atterrò l’avversario già nel primo round, per poi metterlo definitivamente K.O. con un montante destro al volto, nel corso del sesto round. 

 

                                                 

 

Il gigante di Sequals divenne così il primo italiano campione del mondo di pugilato.

 

Adesso in Italia lo acclamano tutti e diventa uno dei simboli vincenti del regime fascista, che mise anche in risalto come Carnera, appena vinto l’incontro, avesse spedito 2 telegrammi di ringraziamento: uno alla madre ed uno al Duce.

 

Il pugile rientrò nella patria natia per essere omaggiato e venne acclamato dalla folla affacciandosi sul balcone di Piazza Venezia, in compagnia di Benito Mussolini e con l’uniforme della milizia fascista. La sua popolarità incrementò la produzione di fumetti, manifesti e articoli di stampa che lo omaggiavano come un uomo invincibile.

                                  

Gli venne assegnato il titolo onorario di campione italiano dei pesi massimi, pur senza aver mai combattuto per il campionato italiano. Il Minculpop (ministero della cultura popolare) lo rese un modello ideale dell'italiano, vietando anche espressamente agli organi di stampa di pubblicare eventuali immagini di Carnera al tappeto.

 

Per sfruttare il momento si cercò immediatamente di organizzare una difesa del titolo in Italia, però c’era da rispettare il contratto con la società del Madison Square Garden. Tuttavia intervenne la mafia ed il 22 ottobre 1933, in Piazza di Siena, a Roma, davanti a 60mila spettatori, Primo Carnera mise in palio il titolo contro lo spagnolo Paulino Uzcudun (già sconfitto 3 anni prima). Per l’occasione, il campione del mondo indossò una camicia nera sotto l’accappatoio, per esprimere la sua vicinanza al regime fascista.

 

L’incontro deluse in parte le aspettative, dato che Carnera non riuscì a mettere lo spagnolo al tappeto, ma si concluse in ogni caso con la vittoria del pugile italiano, che ottenne in tal modo anche il titolo europeo.

 

Dopo la parentesi italiana tornò negli Usa e l’1 marzo 1934 tornò sul ring del Madison Square Garden per affrontare Tommy Loughran, ex campione mondiale dei pesi medio-massimi, ben 38kg più leggero, vincendo ai punti per decisione unanime.

 

 

Carnera, il primo pugile italiano campione del mondo: la sconfitta con Baer ed il declino

 

3 mesi dopo, il 14 giugno 1934, Carnera si ripresentò sullo stesso palco per difendere il titolo contro Max Baer, famoso per i suoi pugni devastanti. Il pugile italiano non arrivò al match nelle migliori condizioni possibili, a causa dell’arresto del suo manager pochi giorni prima dell’incontro. Curiosamente i due sfidanti si erano già affrontati in un finto combattimento per un film, dove i due contendenti pareggiavano il match.

 

Andò diversamente nella realtà: dopo 2 minuti e 10 secondi Baer atterrò Carnera che, cadendo  (rivelatasi successivamente una frattura) condizionando il resto del combattimento. Nonostante ciò il gigante di Sequals resistette stoicamente, aggiudicandosi persino 3 riprese, prima che l’arbitro sospendesse il match all’11º round, rendendosi conto che lo zoppicante pugile italiano non poteva proseguire.

 

Dopo l’incontro fu Carnera fu costretto in ospedale con la gamba ingessata per due mesi, durante i quali lo visitarono solo parenti ed amici, tra i quali lo stesso Max Baer. Una volta ripresosi cercò di ottenere una rivincita, ma il suo manager americano, Bill Duffy, il manager americano di Carnera, non gliela concesse.

 

Di fatto la sconfitta patita da Baer sancì il declino del pugile italiano, che tornò sul ring circa 6 mesi dopo vincendo 3 combattimenti in Sudamerica (dove era popolarissimo) contro pugili a fine carriera: Victorio Campolo (vittoria ai punti), Seal Harris (K.O. alla 7ª ripresa) e Tommy Loughran (K.O. alla 6ª ripresa). Da notare che Campolo ed Harris si ritirarono entrambi dalla boxe dopo aver perso da Carnera.

 

Nel frattempo arrivò la notizia che il pugile friulano era stato dichiarato decaduto dei titoli italiano ed europeo da lui detenuti, per non averli difesi nei termini previsti.

 

In ogni caso il suo obiettivo era tornare a calcare palcoscenici più consoni ad un ex campione del mondo, sicché rientrò negli Stati Uniti ed il 15 marzo 1935 si ripresentò al Madison Square Garden di New York per sfidare Ray Impelletiere, un pugile più alto di lui (202cm contro i 197cm di Carnera). L’arbitro di quel match era Jack Dempsey, ex campione del mondo dei pesi massimi tra il 1919 ed il 1926.

 

Il combattimento venne interrotto al secondo round, anticipando l’intervento del secondo di Impelletiere, spaventato dalla lezione che il suo pugile stava ricevendo da Carnera. Le 4 vittorie consecutive spinsero il gigante di Sequals a cercar nuovamente di rientrare nel grande giro.

 

Carnera, il primo pugile italiano campione del mondo: la sconfitta con Joe Louis

 

Il 25 giugno 1935, allo Yankee Stadium di New York (situato nel quartiere del Bronx), davanti ad oltre 60mila spettatori, 15mila dei quali erano persone di colore, si affrontarono Primo Carnera, il soldato bianco, simbolo del regime fascista, e Joe Louis, il giovane afro-americano di Harlem, destinato a diventare uno dei più grandi pugili di ogni epoca.

 

Il match sarà bollente, pieno di cori razzisti e con accenni di disordini. Il giovane Joe Louis impartì una severa lezione al gigante italiano e, dopo averlo atterrato 3 volte durante il 5º round, si ripetè nel 6º, spingendo l’arbitro a decretare la fine del match per K.O. tecnicoLa sconfitta contro il grande Joe Louis di fatto decretò la fine della carriera di Primo Carnera ad alti livelli.

 

Tuttavia, avendo solo 29 anni, il pugile italiano combatterà ancora per qualche anno, ma non sarà più lo stesso: ottenne 4 vittorie consecutive contro pugili di livello medio-basso, prima di essere sconfitto per 2 volte (il 16 marzo 1936 ed il 27 maggio sempre dello stesso anno) dal pugile di colore Leroy Haynes.

 

I guai per Carnera non finirono; poco dopo la sconfitta contro Haynes fu costretto ad una lunga degenza a causa di una trombosi. Ciononostante non si rassegnò e rimandò il ritiro. Rientrò in Europa e, dopo 18 mesi di inattività si ripresentò sul ring per affrontare il francese Albert Di Meglio, dal quale venne sconfitto ai punti (18 novembre 1937).

 

Nel frattempo l’immagine di Carnera perse tutto il suo appeal sia all'estero che in patria e venne praticamente abbandonato dal regime fascista, anche in virtù della crescente popolarità del calcio, con l’Italia campione del mondo in carica (1934) e che vincerà nuovamente il titolo nel 1938.

 

Alcuni titoli di giornale pubblicati in Francia all'indomani della sconfitta con Di Meglio furono indicativi della vertiginosa caduta di popolarità patita dal gigante buono: "Non insistere più, Carnera!", "Tanto peggio per quelli che ci credono", oppure "A mai più rivederlo"...

 

Fu così che per l’ultimo combattimento del gigante di Sequals prima della Seconda Guerra Mondiale non si ebbero neppure notizie certe. Il 4 dicembre del 1937 affrontò il croato Josip Zupan a Budapest. Secondo BoxeRec Carnera vinse per K.O. alla seconda ripresa, ma alcuni giornali dell’epoca riportarono una sconfitta del friulano.

 

Dopo quel combattimento gli venne diagnosticato il diabete e dovettero asportargli un rene. Nel frattempo, nel 1939, si sposò con Pina Kovacic, dalla quale ebbe 2 figli: Umberto e Giovanna Maria.

 

Carnera, il primo pugile italiano campione del mondo: dopo la Guerra

 

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e dopo la caduta del regime fascista, Carnera ritornò in patria nonostante i partigiani lo accusassero di essere stato collaboratore di Benito Mussolini e volessero giustiziarlo. In sua difesa intervenne Leo Picco, Capo di Stato Maggiore del “Gruppo Sud” delle Brigate Osoppo, che convinse gli italiani del fatto che il pugile fosse stato usato dal Duce.

 

Nel luglio del 1945 tornò sul ring, nello stadio di Udine, dove vinse per K.O. alla 3ª ripresa contro il francese Michel Blevens. Due mesi dopo, il 25 settembre, a Trieste, ottenne l’ultima vittoria della sua carriera, mettendo K.O. al 1º round l’americano Sam Gardner.

 

Gli ultimi 3 incontri della carriera lo videro opposto all’ex campione europeo dei medio-massimi, il connazionale Luigi Musina, dal quale fu sconfitto in tutte e tre le occasioni, l’ultima delle quali, il 12 maggio 1945, segnò l’addio definitivo alla boxe per il gigante di Sequals, ormai quarantenne.

 

In totale Primo Carnera ha combattuto 102 match, vincendone 88 (71 prima del limite), e perdendone 14.

 

Tuttavia l'ex campione del mondo non abbandonò del tutto il ring e si dedicò al wrestling, sia singolarmente che in coppia, vincendo vari combattimenti e riacquistando popolarità.

 

Curiosamente, in uno dei combattimenti, nel 1951, venne arbitrato dal vecchio rivale Max Baer, lasciando presagire una possibile sfida contro colui il quale lo privò del titolo mondiale dei pesi massimi, nell’ormai lontano 1934. I due ex rivali si affronteranno in un match esibizione di wrestling nel 1957, finito in pareggio.

 

Nel mentre Carnera, dopo alcuni tentativi falliti, era riuscito a diventare campione del mondo per la WWA Los Angeles Television, in coppia con Bobo Brazil (21 novembre 1956). L’ultimo incontro di wrestling del gigante di Sequals è datato 25 ottobre 1963, quando venne sconfitto da “The Destroyer”, all’età di 55 anni.

 

Parallelamente al wrestling ebbe anche un’intensa attività come attore cinematografico (già nel 1933 aveva girato 2 film, il secondo dei quali, “L’idolo delle donne” lo vedeva affiancato da Max Baer).

 

Nel maggio del 1967, quando la sua malattia (cirrosi epatica) era ormai in stato avanzato, decise di tornare a Sequals, il suo paese natale, dove spirò il 29 giugno del 1967, esattamente 34 anni dopo la sua conquista del titolo mondiale ottenuta contro Jack Sharkey.

 

Primo Carnera è stato sepolto nella tomba di famiglia del cimitero di Sequals.

 

Carnera, il primo pugile italiano campione del mondo: alcune curiosità

 

Il letto di Carnera era lungo 220cm e fu costruito appositamente per lui dal falegname Romano de Frabris.

 

Tra il 1947 ed il 1950 venne creata una serie a fumetti dal titolo “Carnera”, dove il suo personaggio illustrato combatteva contro gangster e criminali.

 

Come già accennato sopra, nella cultura di massa la figura del gigante di Sequals ha assunto contorni leggendari, riflessi soprattutto nelle misure attribuitegli. Ancora di recente, molti quotidiani italiani enunciavano una statura di 205cm e che usasse scarpe n. 52. In realtà Carnera misurava 197cm (dati ufficiali dei siti specializzati statunitensi) e calzava il 50 di scarpe. 

 

Il film “il Colosso d’argilla”, datato 1956 ed interpretato tra gli altri da Humphrey Bogart, si ispirava alla figura di Carnera, raccontando la storia di un pugile gigantesco ma di scarse capacità, portato in alto da manager disonesti. Nel film recitarono anche 2 ex campioni del mondo di pugilato: Max Baer e Joe Walcott. 

 

Il regista Renzo Martinelli ha girato il film “Carnera – The Walking Mountain” (la montagna che cammina, uno dei soprannomi coniati per il gigante di Sequals) dal quale venne poi tratta la serie televisiva “Il Campione più grande” trasmessa da Canale 5 il 15 e 16 dicembre del 2008. 

 

Il palasport di Udine è stato intitolato PalaCarnera in onore al campione friulano. 

 

Nel 1931 Floyd Gottfredson, Earl Duvall e Al Taliaferro crearono per le strisce a fumetti di Topolino il personaggio del pugile Spaccafuoco, in originale Creamo Catnera, ispirato nel nome e nella caratterizzazione a Carnera, già, all'epoca, molto popolare negli Stati Uniti.