Il 4 febbraio del 1857 venne annunciata ufficialmente la scoperta dell’Homo neanderthalensis, detto comunemente “uomo di Neandertal”.

I resti che diedero il nome alla specie furono scoperti da Johann Fuhlrott nell’agosto del 1856 in una grotta di Feldhofer nella valle di Neander, in Germania. L’aspetto fisico fu ricostruito in quello di un uomo di altezza media, circa 1,60 m, perfettamente eretto e muscolarmente molto robusto. La testa aveva un volume cerebrale di 1500 cm³, del 10% superiore agli uomini attuali. Fu strettamente connesso al territorio europeo, per poi emigrare nel medio oriente, fino all’Asia Centrale e alla Siberia. Si presume che visse nel paleolitico medio, compreso tra i 200.000 e i 40.000 anni fa, e che convisse nell’ultimo periodo della sua esistenza con l’Homo sapiens, ma la sua scomparsa è ancora oggi un enigma scientifico attivamente studiato. Alcuni studi del 2010 hanno suggerito che ibridazioni genetiche tra Neanderthal e Sapiens possono aver avuto luogo nel Vicino Oriente all’incirca tra 80.000 e 50.000 anni fa, e che nell’uomo contemporaneo possa essere presente una percentuale tra l’1 e il 4% di materiale genetico neandertaliano.