Il 7 luglio del 1985, ad appena 17 anni, il tedesco Boris Becker vinse il prestigioso torneo di Wimbledon, stabilendo il record, tuttora imbattuto, come più giovane vincitore della storia del torneo

Boris Becker vinse nuovamente il torneo nel 1986 e nel 1989, battendo rispettivamente Ivan Lendl e Stefan Edberg. Oltre alle 3 vittorie di Wimbledon, il tedesco vinse altri tre tornei dello Slam: gli Australian Open del 1991 e del 1996, e gli US Open del 1989. Nella sua carriera Boris Becker ha giocato complessivamente 927 match vincendone 713. Il suo stile di gioco era caratterizzato da una notevole potenza fisica e da una velocità di servizio che gli valse il soprannome di “Boom Boom Becker”. Alla forza univa un tipo di gioco estremamente dinamico e spettacolare, e spiccate doti acrobatiche. I suoi colpi migliori erano il dritto e il servizio, ma disponeva anche di un ottimo rovescio. Boris Becker si è ritirato dal tennis il 30 giugno del 1999, subito dopo la sconfitta contro Patrick Rafter agli ottavi di finale di Wimbledon.

Boris Becker, il più giovane vincitore della storia di Wimbledon: gli inizi

Boris Becker nacque il 22 novembre 1967 a Leimen, un paesino nei pressi di Heidelberg, nell’allora Germania dell’Ovest, figlio unico di Elvira e Karl-Heinz Becker. Suo padre, architetto, aveva costruito il centro sportivo di Leimen, con i campi da tennis dove Boris iniziò a giocare fin dall’età di 5 anni, vincendo il suo primo torneo tre anni dopo. Poco a poco cominciò la sua ascesa e facendosi notare a tal punto che Jon Tiriac, ex giocatore romeno (ed attuale organizzatore del torneo di Madrid), accettò di allenarlo, con la collaborazione di Guenther Bosch, ex allenatore della squadra tedesca dell’Ovest. Le alte sfere dello sport teutonico presto si resero conto dell’immenso talento di Boris Becker, e riuscirono a convincere il ministero della pubblica istruzione ad esonerarlo dall’obbligo di studio, subito dopo aver conseguito la licenza media.

 

Sebbene fosse diventato professionista nel 1984, il suo esordio nel circuito ATP risale al 24 ottobre 1983, quando venne sconfitto in tre set (3-6 6-4 6-4) dall’americano Sandy Mayers al primo turno del torneo di Colonia (Germania). L’anno successivo, il 1984, coincide con l’esordio di Boris Becker nel professionismo: il 2 gennaio 1984 il giovanissimo tedesco si trovava nella posizione 563 della classifica ATP. Nell’aprile dello stesso anno vinse il suo primo match nel circuito professionistico, sconfiggento il romeno Florin Segarceanu al primo turno del torneo ATP del Lussemburgo, ed un mese dopo, in coppia con Wojciech Fibak, vinse il torneo del doppio al BMW Open di Monaco di Baviera. Nel giugno del 1984 Becker “calpestò” per la prima volta i campi di Wimbledon, riuscendo a vincere nei primi due turni, prima di essere sconfitto dall’americano Bill Scanlon. Qualche mese dopo, in ottobre, ci fu la prima puntata di quella che sarebbe diventata una delle più grandi rivalità nella storia del tennis: al primo turno del torneo di Colonia (Germania) si affrontarono il non ancora diciasettenne Boris Becker e Stefan Edberg, anche lui giovanissimo (è nato il 19 gennaio del 1966), ma già al 16º posto del ranking ATP in quel momento. In quell’occasione vinse il giovane svedese; durante la loro carriera Becker ed Edberg si affrontarono altre 34 volte ed il bilancio vide Boris prevalere con 25 vittorie a 10 (ma le vittorie dello svedese sono spesso arrivate nelle occasioni più importanti).

 

A fine novembre 1984 Boris Becker partecipò al suo primo Australian Open (tra il 1977 ed il 1985 lo Slam australiano era l’ultimo dell’anno e si disputava tra novembre e dicembre; l’edizione del dicembre 1985 venne considerata valida per il 1986, anno in cui non si disputò, per poter definitivamente spostare la manifestazione in gennaio, partendo dal 1987). In quell’occasione il giovanissimo Becker si spinse fino ai quarti di finale, sconfiggendo giocatori del calibro di Tim Mayotte e Guy Forget, vedendosi fermare la sua corsa nel match contro lo statunitense Ben Testerman. Grazie a quell’exploit Boris Becker, appena diciasettenne, chiuse l’anno al posto numero 66 della classifica mondiale.

 

Nei primi mesi del 1985 Becker consolidò la sua posizione nel ranking ATP riuscendo quasi sempre a passare i primi turni dei tornei cui partecipava, ottenendo anche un’incredibile semifinale a Roma, fermato solo da Yannick Noah, poi vincitore del torneo. Ebbe meno fortuna al Roland Garros, dove, dopo aver passato il primo turno, fu successivamente “stoppato” da Mats Wilander (anche in questo caso perse contro il futuro vincitore del torneo). Gli addetti ai lavori cominciarono a parlare del giovane Becker come di un probabile futuro numero 1, ma nessuno poteva immaginare ciò che avvenne nei tornei su erba, che iniziarono all’indomani del Roland Garros.

Boris Becker, il più giovane vincitore della storia di Wimbledon: l’ascesa ed i primi due trionfi Slam

Negli anni 80, tra la fine del Roland Garros e l’inizio di Wimbledon trascorrevano soltanto 15 giorni, durante i quali erano in programma 2 o 3 tornei su erba (nel 1985 si giocò al Queens ed a Bristol). Con l’arrivo dei tornei su erba Boris Becker riuscì ad esprimere tutto il suo potenziale e, con gran sorpresa di tutti riuscì ad aggiudicarsi il Queens, dove tra gli altri sconfisse anche l’australiano Pat Cash, un erbivoro purosangue, e presentandosi a Wimbledon come “mina vagante” del torneo. Alla vigilia dello Slam londinese, Becker si trovava al numero 20 della classifica ATP, quindi non godeva neppure della condizione di testa di serie (fino al 2000 negli Slam le teste di serie erano 16. Ddal 2001 vennero portate a 32).

 

Nei primi due turni Becker affrontò due tennisti americani abbastanza indietro nelle classifiche: Henry Pfister (all’epoca numero 62), sconfitto in 4 set, e Matt Anger (numero 178), sconfitto in 3 set. Nei sedicesimi si trovò di fronte il primo duro ostacolo, ovvero lo svedese Joakim Nystrom, numero 7 delle classifiche ATP, contro il quale dimostrò una resistenza fisica e mentale davvero sorprendente per la sua età, imponendosi per 9-7 nel quinto set (ricordiamo che negli Slam non si gioca il tie-break nel set decisivo, ad eccezione degli US Open). Negli ottavi di finale, il giovanissimo Boris affrontò l’americano Mayotte, in una drammatica partita in 5 set, durante la quale Boris rischiò il ritiro a causa di una storta alla caviglia (dopo la storta stava già andando a stringere la mano all’avversario, ma venne fermato dal grido di Tiriac). Nei quarti di finale Becker sconfisse il talentuoso mancino francese Henry Leconte, ed in semifinale, dopo aver perso il primo set, vinse i tre successivi contro lo svedese Anders Jarryd.

 

Con questi risultati divenne il beniamino del pubblico e soprattutto della Duchessa di Kent, ed il 7 luglio 1985 sconfisse in finale un altro americano, Kevin Curren, diventando il più giovane vincitore di uno Slam, a 17 anni e 227 giorni, nonchè il primo tedesco. Inoltre stabilì un altro record: fu il primo vincitore di uno Slam a non essere testa di serie del torneo (4 anni dopo, nel 1989, Michael Chang battè il suo record di precocità, vincendo il Roland Garros a 17 anni e 110 giorni, pure lui non da testa di serie. Tuttavia, Becker è ancor oggi il più giovane vincitore di sempre a Wimbledon).


In un’estate priva di grandi eventi calcistici, l’eco del trionfo di quel diciasettenne fu davvero straordinaria, e le principali testate sportive erano dedicate all’impresa del giovane biondino tedesco. La magica estate di Boom Boom Becker (veniva chiamato così per via del suo devastante servizio) continuò anche dopo Wimbledon, arrivando in semifinale ad Indianapolis Sconfitto da Ivan Lendl, che in tal modo interruppe la striscia vincente di 16 incontri, e successivamente vincendo il torneo di Cincinnati, con Mats Wilander come avversario in finale. Nei 2 restanti Slam del 1985 non riuscì a ripetere l’exploit di Wimbledon e dovette accontentarsi degli ottavi di finale agli US Open e di una sconfitta al primo incontro degli Australian Open. L’annata 1985 si chiuse a gennaio 1986 con il Master di New York, e Boris Becker arrivò fino alla finale, perdendo in 3 set contro Ivan Lendl (all’epoca le finale dei Master e dei principali tornei erano giocate al meglio dei 5 set). Grazie a quei risultati il biondino tedesco chiuse l’anno in sesta posizione della classifica ATP.

 

Nel 1986 Becker era atteso alla conferma dei risultati dell’anno precedente. Dopo alcuni tornei di rodaggio, arrivò la vittoria in quel di Chicago, sconfiggendo Connors in semifinale e Lendl in finale. La stagione su terra lo vide arrivare ai quarti di sia a Forest Hills, che a Roma e Roland Garros. Subito dopo cominciò la stagione su erba: non riuscì a confermarsi al Queens, dove non andò oltre i quarti di finale, ma a Wimbledon ottenne uno straordinario bis. Dopo i primi 3 turni con avversari relativamente facili (vantaggi dell’essere testa di serie), a partire dagli ottavi di finale eliminò in successione tennisti di livello assoluto: Pernfors, Mecir, Leconte, fino a ritrovarsi Lendl in finale, sconfiggendolo in 3 set. Avendo vinto Wimbledon per due anni consecutivi, era chiaro che Boris Becker non fosse un fuoco di paglia e che per lui si prospettasse un futuro da assoluto dominatore negli anni a venire. Purtroppo per lui, sia per problemi caratteriali e di vita privata, sia per la presenza in contemporanea di un gruppo di giocatori incredibili, tanto da considerare gli anni 80 l’età dell’oro per il tennis, Boris riuscì a vincere tantissimo, arrivò ad essere numero 1, ma non dominò come ci si sarebbe potuto aspettare (anche per le sue lacune nel gioco su terra battuta). In ogni caso, nell’estate 1986 continuò la sua ascesa, arrivando in finale a Stratton Mountain e vincendo il torneo di Toronto (battendo Edberg all’ultimo atto), prima di ottenere una semifinale agli US Open, dove venne sconfitto in 5 set da Miloslav Mecir (Gattone Mecir, come lo soprannominava il telecronista Rino Tommasi). Grazie a quei risultati Boris Becker raggiunse il 2º posto della classifica ATP.

 

Successivamente vinse 3 tornei consecutivi (Sydney, Tokio e Paris Bercy), prima di arrendersi in finale ad Ivan Lendl nel Master di New York, fermando la sua striscia vincente a 19 vittorie. Chiuse il 1986 al numero 2 della classifica mondiale, con un bilancio di 69 vittorie, 13 sconfitte e 6 tornei vinti.

Boris Becker, il più giovane vincitore della storia di Wimbledon: la scalata alla prima posizione mondiale

Il 1987 di Boris Becker potrebbe essere considerato un anno di assestamento. Vinse i tornei di Indian Wells, Milano ed il Queens di Londra. Tuttavia negli Slam i risultati furono al di sotto delle aspettative, eccezion fatta per il Roland Garros, dove, a sorpresa, arrivò fino in semifinale, fermato solamente da Mats Wilander. In precedenza, agli Australian Open (che da quell’anno tornarono ad essere disputati a gennaio) non andò oltre gli ottavi di finale, e successivamente venne incredibilmente eliminato al secondo turno a Wimbledon e si fermò agli ottavi di finale degli US Open. Chiuse il 1987 al 5º posto della classifica ATP, con un bilancio di 53 vittorie e 15 sconfitte. Da segnalare che in Coppa Davis si rese protagonista di una delle più lunghe sfide della storia della competizione, sconfiggendo John McEnroe in 5 set, dopo una battaglia durata 6 ore e 22 minuti.

 

Il 1988 segnerà l’inizio delle grandi sfide tra Boris Becker e Stefan Edberg; i due si erano già affrontati in più occasioni, però le loro partite di fine anni 80 rappresentarono il migliore spot per il tennis, con due giocatori dagli stili opposti, ma entrambi votati ad un tennis d’attacco, ormai in via d’estinzione. La rivalità Edberg/Becker segnerà un’epoca così come fu per Borg/McEnroe prima di loro, e Sampras/Agassi o Federer/Nadal successivamente.

 

Ad inizio stagione Becker non prese parte all’Australian Open. Le prime vittorie arrivarono tra marzo ed aprile, quando vinse Indian Wells e Dallas (quest’ultimo battendo Edberg in finale). Non fece grandi risultati nei tornei su terra (eliminato al primo turno a Roma ed agli ottavi al Roland Garros), ma appena si passò a giocare sull’erba si rivide il vero Boris Becker: vinse il Queens, battendo Edberg in finale, ed arrivò a giocarsi il titolo di Wimbledon, nuovamente contro il rivale svedese, questa volta uscendone sconfitto. Nel prosieguo dell’estate ebbe risultati alterni sul cemento americano: vinse ad Indianapolis, ma sorprese in negativo agli US Open, dove uscì al secondo turno. Chiuse alla grande la stagione, vincendo tre titoli consecutivi: Tokyo, Stoccolma ed il Master di New York (pur avendo perso contro Edberg nella fase a gironi). Pochi giorni dopo il Master trascinerà la Germania Ovest alla vittoria della sua prima Coppa Davis, battendo in finale proprio la Svezia di Edberg (che tra l’altro era favorita, potendo contare anche su Mats Wilander, vincitore di 3 Slam nella stagione). Becker chiuse il 1988 al 4º posto della classifica ATP con un bilancio di 56 vittorie e 9 sconfitte, con 7 tornei vinti, oltre alla Coppa Davis.

 

Anche se non lo vide ancora raggiungere la prima posizione mondiale, il 1989 può essere considerato il miglior anno della carriera per Boris Becker. Raggiunse gli ottavi agli Australian Open e successivamente vinse i tornei di Milano e Philadelphia. Dopo aver trascinato la Germania Ovest alla vittoria contro la Cecoslovacchia, nei quarti di finale di Coppa Davis, ottenne i suoi migliori risultati in carriera sulla terra battuta, arrivando in finale a Monte Carlo (battuto dallo specialista Alberto Mancini) ed in semifinale al Roland Garros venendo sconfitto al termine di una battaglia in 5 set dal rivale Stefan Edberg. Contro questi si prenderà una grande rivincita il mese successivo, annientandolo in 3 set nella finale di Wimbledon, ottenendo il suo terzo trionfo nello Slam Londinese. Subito dopo Wimbledon, Becker giocò la semifinale di Coppa Davis, dove la Germania Ovest prevalse sugli Stati Uniti del giovane emergente Andre Agassi.

 

Durante l’estate americana Becker arrivò in semifinale a Cincinnati e vinse il suo secondo Slam stagionale, il quarto in carriera (il primo al di fuori di Wimbledon), trionfando agli US Open, con Ivan Lendl avversario in finale. La stagione indoor dell’autunno 1989 vide Boris Becker affrontare per ben 4 volte il suo grande rivale Edberg, battendolo in finale a Paris Bercy e nella fase a gironi del Master, dove poi ci perse in finale, e vincendo nuovamente nell’ultimo atto della Coppa Davis, quando la Germania Ovest prevalse sulla Svezia per il secondo anno consecutivo. Nonostante avesse chiuso la stagione al secondo posto della classifica ATP, dietro il ceco (poi naturalizzato americano) Ivan Lendl, venne premiato con i titoli ITF World Champion e ATP Player of the Year, titoli che normalmente coincidevano con il primatista delle classifiche. Boris Becker nel 1989 vinse 64 partite, perdendone 8, ed ottenendo 5 titoli.

 

Nel 1990 l’ormai affermato giovane tedesco vinse 5 tornei di relativa importanza (Bruxelles, Stoccarda, Indianapolis, Sydney e Stoccolma), ma ebbe un rendimento al di sotto delle aspettative nei primi due Slam stagionali: quarti in Australia ed eliminazione al primo turno al Roland Garros. Andò meglio su erba, arrivando in finale al Queens (dopo aver battuto Edberg in semifinale) ed a Wimbledon, dove per la terza volta in tre anni si trovò di fronte il rivale svedese. I due stabilirono così un primato che verrà eguagliato da Nadal e Federer nel triennio 2006-07-08). Boris Becker rimontò 2 set di svantaggio e si trovò avanti di un break nel quinto, però venne raggiunto e si dovette arrendere al campione svedese, che si aggiudicò il trofeo per la seconda volta. Sul cemento americano trovò la vittoria ad Indianapolis ed arrivò in semifinale agli US Open, fermato da Agassi. La rivalità tra Edberg e Becker raggiunse il suo apice, visto che nell’estate 1990 lo svedese divenne leader della classifica ATP, seguito proprio dal campione tedesco. Prima della fine dell’anno i due tennisti si affrontarono in 3 finali, con 2 vittorie per Boris Becker (Sydney e Stoccolma) ed una per Edberg (Paris-Bercy). Proprio nella finale di Parigi Becker perse per l’ultima volta contro lo svedese; da quel giorno ottenne una striscia di 8 vittorie consecutive contro il grande rivale, ma nessuna di queste era valevole per un titolo Slam. A fine anno Boris, vantava un bilancio di 71 vittorie e 15 sconfitte, e si trovava al secondo posto della classifica ATP, non lontano dalla vetta occupata dal rivale scandinavo.

 

Ad inizio 1991 Becker vinse il suo primo Australian Open e, per la prima volta nella sua carriera raggiunse il primo posto della classifica ATP. Fu un primato effimero, che durò appena 3 settimane, dovendo cedere lo scettro ad Edberg all’indomani del torneo di Bruxelles. Andò molto bene sulla terra battuta, arrivando in finale a Monte Carlo (sconfitto da Sergi Bruguera) ed in semifinale al Roland Garros (battuto da Agassi). A Wimbledon raggiunse la finale per il quarto anno consecutivo, il sesto in tutto, ma dovette arrendersi al connazionale Michael Stich. Tuttavia, proprio grazie Stich, che aveva eliminato Edberg in semifinale, a fine torneo Becker riprese la vetta della classifica ATP. mantenendola per 9 settimane e perdendola definitivamente all’indomani degli US Open, dove lo scandinavo vinse, mentre il tedesco non andò oltre i sedicesimi di finale, perdendo dall’olandese Paul Haarius. Nel finale di stagione s’impose nel torneo indoor di Stoccolma (battendo Edberg in 5 set), ma non riuscì a passare la fase a gironi del Master di fine anno. Chiuse il 1991 al 3º posto della classifica, con 50 vittorie, 12 sconfitte e 2 soli tornei vinti.

Boris Becker, il più giovane vincitore della storia di Wimbledon: la crisi, gli ultimi successi ed il ritiro

Nel 1992 Boris Becker iniziò una lenta ma inesorabile discesa nella classifica ATP. Vinse 5 tornei, tutti indoor (Bruxelles, Rotterdam, Basilea, Paris-Bercy ed il Master Atp di fine anno), ma il suo rendimento fu deficitario negli Slam: sedicesimi di finale in Australia (sconfitto nettamente in 3 set da McEnroe); non partecipò al Roland Garros; eliminato da Agassi ai quarti di finale di Wimbledon e non andò oltre gli ottavi di finale agli US Open (battuto in 5 set da Lendl). In precedenza aveva vinto la medaglia d’oro nel doppio alle Olimpiadi di Barcellona, in coppia con Michael Stich.

 

Grazie ad un buon finale di stagione, tra cui spicca la vittoria al Master di fine anno, dove sconfisse agevolmente Jim Courier, ovvero il numero 1 della classifica ATP di quell’anno.
A fine stagione Becker si ritrovò al 5º posto ATP, con un bilancio di 52 vittorie e 15 sconfitte.

 

Il 1993 è una stagione da dimenticare per Boris Becker, che dovette affrontare problemi ed eventi extrasportivi, oltre che alcuni infortuni che lo limitarono notevolmente nelle prestazioni. L’inizio dell’anno fu illusorio, dato che vinse il torneo di Doha, battendo Edberg in semifinale ed Ivanisevic in finale. Invece, pochi giorni dopo arrivò la batosta dell’eliminazione al primo turno degli Australian Open, per mano di Jarryd, all’epoca numero 151 delle classifiche. A febbraio ebbe un sussulto vincendo il torneo di Milano, che rappresentò per Boom Boom Becker l’ultimo successo stagionale. Non andò oltre il secondo turno al Roland Garros; venne sconfitto da Sampras nella semifinale di Wimbledon e non brillò neppure agli US Open, dove si fermò agli ottavi. Il finale di stagione di Becker fu totalmente anonimo mancando la qualificazione al Master di fine anno e chiudendo l’annata all’undicesimo posto, quindi fuori dai primi 10, cosa che non gli capitava dal 1984. Da notare che nel 1993 la Germania vinse la sua terza Coppa Davis, senza la presenza di Becker.

 

Il 1994 di Becker fu pessimo fino all’estate: saltò gli Australian Open ed il Roland Garros, e nei tornei minori ottenne scarsi risultati, ad eccezione della vittoria a Milano e della sua prima finale in carriera a Roma, dove si arrese a Pete Sampras. Anche su erba non ebbe soddisfazioni, avendo perso con lo sconosciuto Jeremy Bates al secondo turno del Queens, ed essendo stato sconfitto in 3 set da Ivanisevic in semifinale a Wimbledon.

 

Le cose sembrarono prendere una piega diversa sul cemento americano. Becker trionfò a Los Angeles e New Haven, seppure senza affrontare grandi avversari (a parte Stich, nella semifinale di New Haven), ma agli US Open offrì una nuova sconcertante prova, venendo eliminato al primo turno. Grazie ad una buona ultima parte di stagione, dove arrivò in finale a Sydney e vinse a Stoccolma, battendo in successione Stich, Sampras ed Ivanisevic, riuscì a classificarsi per il Master di fine anno, dove arrivò all’atto conclusivo, battuto solamente da Sampras. Grazie a questi risultati risalì fino alla terza posizione mondiale (era sceso al numero 14 in primavera) e chiuse l’anno con un bilancio di 49 vittorie e 17 sconfitte.

 

Nel 1995 Becker tornò protagonista rimanendo stabilmente nelle prime 5 posizioni della classifica ATP per tutto l’arco dell’anno. L’inizio fu pessimo a causa dell’eliminazione al primo turno degli Australian Open. Si rifece vincendo a Marsiglia ed arrivando in finale a Milano e Monte Carlo, prima di essere precocemente eliminato al Roland Garros, dove non andò oltre i sedicesimi. A Wimbledon sconfisse in semifinale l’allora numero 1 Andre Agassi, e raggiunse la sua settima ed ultima finale nel torneo, venendo battuto in 4 set da Sampras. Agli US Open si spinse fino alle semifinali, arrendendosi ad Agassi. Nall’autunno arrivò in finale a Paris-Bercy, perdendo nuovamente da Sampras, e successivamente vinse le finali del Master per la terza volta in carriera, sconfiggendo Michael Chang nell’atto conclusivo. Il bilancio stagionale fu di 54 vittorie e 18 sconfitte, con 2 titoli.

 

Il 1996 fu l’anno degli ultimi grandi trionfi, a cominciare dagli Australian Open, conquistati a spese di Michael Chang. Con la vittoria in Australia ottenne il suo sesto ed ultimo titolo Slam. Dopo aver saltato il Roland Garros, vinse per la quarta volta il Queens di Londra, in una “nostalgica” finale contro Stefan Edberg (lo svedese si ritirerà alla fine dell’anno), ma a Wimbledon dovette ritirarsi ai sedicesimi per un problema al polso, quando si trovava sul 6-6 del primo set contro lo sconosciuto Godwin (numero 223). A causa dell’infortunio saltò anche gli US Open. Riuscirà a chiudere l’anno in bellezza con le vittorie al torneo di Vienna e di Stoccarda e con la finale al Master di fine anno, sconfitto da Pete Sampras. Poche settimane dopo vinse la Grand Slam Cup, il suo 49º ed ultimo trofeo. Chiuse l’anno 1989 al sesto posto dell’ATP, con un bilancio di 42 vittorie, 12 sconfitte e 5 titoli.

 

Dal 1997 Boris Becker ridusse al minimo la sua attività tennistica: negli ultimi 3 anni di carriera partecipò solamente a 3 Slam (Australian Open e Wimbledon nel 1997 e Wimbledon nel 1999). I suoi unici risultati di rilievo saranno i quarti di finale a Wimbledon nel 1997 (eliminato da Sampras), i quarti di finale a Monte Carlo 1998 e la finale di Gstaad, in Svizzera, dove, perdendo contro Alex Corretja, vide svanire il sogno di vincere almeno un torneo su terra. Nel 1999 raggiunse ad Homg Kong la sua ultima finale in carriera (sconfitto da Agassi) ed a giugno partecipò al suo ultimo Wimbledon, dove, entrando come numero 77, riuscì a spingersi sino agli ottavi di finale. La partita persa con Patrick Rafter in 3 set, il 30 giugno 1999, fu l’ultima della sua carriera agonistica ed a fine match ricevette l’ovazione di un pubblico commosso e grato al campione tedesco per le emozioni che aveva regalato nel corso degli anni.

 

Il bilancio della carriera di Becker è straordinario. In 16 anni di attività (dal 1984 al 1999) ha vinto 49 tornei, di cui 6 del Grande Slam e 3 Master di fine anno. È stato numero 1 della classifica ATP per un totale di 12 settimane. Ha vinto 713 incontri su 927 disputati, con una percentuale del 76.91%. Nel doppio ha vinto 15 tornei (oltre all’oro olimpico di Barcellona 1992) ed ha un bilancio di 254 vittorie e 136 sconfitte.

 

Boris Becker è riuscito a classificarsi al Master di fine anno per 11 volte. È stato numero 2 dell’ATP per 136 settimane, numero 3 per 100 ed è rimasto nei primi 10 per ben 576 settimane. In tutta la carriera ha guadagnato 25.080.956 dollari in premi. In Coppa Davis ha giocato 41 incontri nel singolare (38 vittorie) e 25 match di doppio (16 vittorie), portando la Germania Ovest a vincerla per 2 anni consecutivi (1988-1989)

Boris Becker, il più giovane vincitore della storia di Wimbledon: lo stile di gioco

Boris Becker è stato uno degli ultimi esponenti del serve&volley che aveva caratterizzato il tennis dalle sue origini fino a metà degli anni 90 (ma che già da fine anni 70, con l’avvento di Borg, aveva visto l’ascesa di giocatori da fondo campo, anche a causa della trasformazione delle superfici e dell’evoluzione dei materiali). Sicuramente il suo principale punto di forza era il servizio, la cui potenza e velocità gli “regalava” una buona dose di punti “facili”. Benché molti credano che il soprannome “Boom Boom Becker” derivi dal suo devastante servizio, in realtà era un nomignolo affibiatogli da alcuni giornalisti prima ancora che diventasse famoso, ed aveva un connotato denigratorio, riferendosi al fatto che fosse un giocatore dotato di sola forza bruta, i cui colpi spesso finivano sui teloni di fondo campo. Una volta fattosi conoscere dal grande pubblico, “Boom Boom Becker” diventerà il soprannome che lo accompagnerà per tutta la sua carriera, stavolta con connotati di ammirazone per la sua grande esplosività. Tuttavia ridurre il gioco di Boris alla sola potenza sarebbe ampiamente riduttivo, tant’è che il grande giornalista Gianni Clerici si espresse così: « Soprannominato Boom Boom da cronisti incompetenti, ebbe, oltre al vigore, manina fatata». Oltre al gran servizio, possedeva un dritto eccezionale che lo aiutava ad aprirsi il campo con accelerazioni improvvise, dandogli quindi la possibilità di andare a rete esibendosi in un pregevole gioco di volo sia di dritto che di rovescio, spesso sfruttando le sue grandissime doti acrobatiche (era difficile vedere un match di Becker senza uno o due dei suoi spettacolari tuffi). Il rovescio era decisamente meno efficace, ma in varie occasioni tirava fuori dei vincenti anche con quell’arma. Proprio la sua grande efficacia sul dritto, accompagnata da un rovescio non eccezionale, crearono i presupposti per le grandi sfide con Edberg, dotato di un rovescio eccezionale ma di un dritto ben poco produttivo.

 

Il gioco di Becker, particolarmente efficace su erba, cemento e sul sintetico indoor, soffriva molto su terra battuta. Boris era propenso a chiudere il punto con pochi colpi e non aveva la pazienza necessaria sulla terra battuta, dove il gioco era più lento e gli scambi molto più lunghi. Oltretutto lui stesso ammise che la sua mole molto più imponente rispetto alla longilineità della maggior parte dei tennisti, faceva sì che dopo due turni giocati si sentisse «come un pugile suonato». Nonostante ciò riuscì più volte a raggiungere le finali a Monte Carlo o Roma e per due volte arrivò in semifinale al Roland Garros. In totale in carriera vinse 26 tornei indoor, 16 su cemento e 7 su erba (dalla metà degli anni 80 i tornei su erba sono andati poco a poco diminuendo e di fatto coprono solamente 4-5 settimane nell’arco dell’anno). 

Boris Becker, il più giovane vincitore della storia di Wimbledon: il personaggio e la vita privata

Avendo vinto quando era ancora un adolescente, è facile immaginare come sia stato difficile per Becker affrontare il circo mediatico che si creò attorno al suo personaggio. Pur avendo vinto tantissimo, ha sempre dato l’impressione che avrebbe potuto far molto di più: chi avrebbe immaginato che, dopo aver trionfato per 2 volte a Wimbledon a soli 18 anni, ne avrebbe ottenuto solo più uno nel resto della carriera? Lui stesso, nella sua autobiografia ammette che tra il 1987 ed il 1982 aveva fatto uso massiccio di pillole anti stress e di sonniferi, abusando spesso di alcol e cercando conforto nelle donne, per combattere la sua solitudine. Addirittura arrivò a pensare al suicidio: « Avevo soldi, fama, auto, donne. Eppure mi sentivo infelice. Mi tornavano in mente le biografie di Marilyn Monroe e James Dean, di tante star che al culmine della celebrità avevano trovato la morte, magari suicidandosi. Una volta mi trovai ad un passo dalla finestra e pensai che bastava un passo e sarebbe finito tutto».

 

Il suo rapporto con la Germania è sempre stato di amore/odio. I suoi connazionali non gli perdonarono il fatto di essersi trasferito a Mote Carlo, aggiunto ai suoi problemi con il fisco saltati fuori nel 1993 (ci fu una perquisizione nella sua villa). Da parte sua Boris ha sempre denunciato il razzismo presente in Germania. Lo percepiva nei commenti di giornalisti e tifosi, quando parlavano del suo rapporto con la modella di colore Barbara Feltus, che nel 1993 divenne sua moglie. Più volte si è anche lamentato dell’eccessiva attenzione della stampa nei suoi confronti, tanto da dichiarare : « Quando l’anno scorso ebbi un infortunio, i giornali del mio paese dettero più spazio alla mia gamba che alla crisi del Golfo. E lì mi sono chiesto seriamente cosa fossi diventato per questo paese».

 

I suoi dissapori con i connazionali provenivano anche dalle sue idee politiche in totale disaccordo con la mentalità tedesca e soprattutto completamente anti capitalistiche. Per capire meglio il personaggio Becker, si può anche citare la sua polizza d’assicurazione stipulata con i Lloyds di Londra, per 14 miliardi di lire, non per possibili infortuni, come fanno molti sportivi, ma contro eventuali rapimenti, un timore quasi paranoico, che l’accompagnò durante l’intera carriera.

 

La vita amorosa è stata ancor più tormentata. Come già detto, nel 1993 destò scalpore (in Germania) il suo matrimonio con la modella afroamericana Barbara Feltus. Con lei rimase sposato fino al 2001 ed ebbe 2 figli. Gli ultimi anni di matrimonio furono tormentati, soprattutto per le continue “scappatelle” di lui. In proposito, rasentò la fantascienza e la comicità l’episodio che lo portò alla terza paternità, in seguito ad una relazione extraconiugale con la modella russa (anche lei di colore) Angela Ermakova, avvenuta proprio la sera al termine del suo ultimo incontro a Wimbledon. I fatti si possono brevemente riassumere in un litigio tra Becker e la moglie (incinta di 7 mesi), finito con il tennista che si recò a bere in un bar (esistono varie versioni sulla localizzazione del bar). Qui avrebbe incontrato la modella russa, con la quale avrebbe consumato un rapporto nei bagni del locale. Mesi dopo Angela Ermakova contattò Becker per comunicargli di essere il padre della figlia che portava in grembo. L’ex tennista si fece fare un test del DNA, che diede positivo, facendo sì che venisse riconosciuta la sua paternità. Fin qui i fatti di cronaca; tuttavia si dice che il rapporto tra Becker e la modella russa si fosse limitato al sesso orale, al termine del quale la ragazza avrebbe recuperato il seme del campione tedesco riuscendo a farsi successivamente inseminare. Molto facile immaginare lo scalpore e le battute suscitate da tale notizia. In ogni caso, la paternità extraconiugale di Becker mise fine al suo matrimonio con la Feltus. Nel 2009 si è risposato, nuovamente con una modella, l’olandese Sharlely Kerssenberg, dalla quale ha avuto un altro figlio.

 

Dopo il ritiro dall’attività agonistica si è dedicato agli scacchi (nel 2000 giocò una partita con il grande Garry Kasparov, dal quale venne sconfitto in 18 mosse) ed al poker, partecipando al tour di “Poker Stars”, vincendo pure una tappa nel 2012. In alcune occasioni ha pure fatto il commentatore televisivo per la tv tedesca. Da dicembre 2013 a fine 2016 è stato allenatore del tennista serbo Novak Djokovic, aiutandolo a vincere ben 6 Slam.

 

Boris Becker, il più giovane vincitore della storia di Wimbledon: dai successi sul “Center Court” alla bancarotta

A poco più di 10 giorni dall’inizio del torneo di Wimbledon 2017, dove il campionissimo tedesco aveva trionfato ben 3 volte negli anni 80, Boris Becker ha ricevuto un duro colpo dai tribulali della capitale del Regno Unito. Boris era coinvolto in una disputa giudiziaria per il rimborso di una grande cifra di denaro ad alcuni banchieri privati londinesi del gruppo Arbuthnot Latham & Co. Il debito sarebbe stato contratto nel 2015 e si aggirerebbe sui 6 milioni di Euro. Gli avvocati dell’ex tennista (ed ex allenatore di Djokovic) avrebbero chiesto una proroga di quattro settimane per avere il tempo di chiudere la vendita di una proprieta a Mallorca, il cui valore, secondo una dichiarazione dello stesso Becker, supererebbe l’importo dovuto. Purtroppo per lui, i giudici non hanno accolto la richiesta, pronunciandosi per l’insolvenza dell’ex numero 1, con tanto di dichiarazione da parte del cancelliere della corte, Christine Derrat: «Dichiaro il fallimento con molto dolore. Non ci sono prove sufficienti che assicurino la possibilità di pagare il debito a breve. Ho l'impressione che siamo davanti a un uomo con la testa nella sabbia... ricordo di aver visto Becker giocare sul campo centrale di Wimbledon, e questo la dice lunga sulla mia età...».

Boris Becker si è dichiarato alquanto sorpreso dalla sentenza, ribadendo di essere perfettamente in grado di pagare il debito, ed aggiungendo, con velata ironia, che i suoi guadagni «sono ben pubblicizzati». Boris sarà uno dei commentatori televisivi del torneo di Wimbledon 2017, in programma dal 3 al 16 luglio.